Il Palio delle Contrade
"Mettere in palio" o "vincere il palio" sono espressioni
di uso comune che risalgono al linguaggio medioevale, quando il latino
era una lingua in parte ancora parlata. In alcuni comuni italiani e in
concomitanza di feste popolari o religiose si organizzavano dei tornei
equestri e gare a carattere rionale, dette "Palium" o "Pallium".
Etimologicamente la parola "Pallium" significa "Mantello"
e indicava un prezioso drappo di seta che era assegnato in premio alla
Contrada vincitrice della gara.
Il Palio
delle Contrade coincide con i festeggiamenti dei Patroni di Canale
Monterano: San Bartolomeo Apostolo e Santa Calepodia.
E' stata ripreso dalle tradizioni, tramandate dai
nostri antenati abitanti di Monterano, sulle feste propiziatrici per
una buona vendemmia, i rinomati "Baccanali" (da Bacco dio del
Vino) che si svolgevano presumibilmente proprio nel periodo di fine
Agosto (lo stesso periodo in cui si svolge il Palio delle Contrade)
e si concludevano con solenni banchetti in piazza a base di porchetta
e vino di Monterano.
Per dovere di cronaca bisogna dire che Monterano, per la sua particolare
posizione e per le sue terre tufacee, era un importante centro
di produzione di uve da vino. Tra questi vini, sia rossi che bianchi,
se ne produceva una
qualità denominata Bianco Alicante la cui fama era
addirittura a livello di "Regno Italico", tant'è vero
che se ne trovano citazioni nell'archivio testi del Vaticano
quando Sante Lancerio, l'esperto bottigliere di fiducia di
Papa Paolo III, in una lettera/relazione dell'anno 1549 tra
le tante lodi che
faceva a questo
vino così scriveva:
"…Il vino di Monterano si porta all'alma Roma per terra da un
castello così chiamato, distante da Roma una grande e grossa giornata… Questo
vino è tanto buono, che a voler narrare la sua propria bontà et
scrivere assai, sarei troppo lungo et non potrei tanto scriverne e laudarlo,
quanto più merita essere laudato… Tale vino credo certo,
secondo il mio giudizio et la mia esperienza, non abbi pari bevanda in
tutta Italia... Di tal sorte di vino Sua Santità ne beveva volentieri
et assai et cominciava a berne alli primi vini novi."
E' proprio dai fatti e dalle tradizioni monteranesi che si arriva ai
giorni nostri, passando dal 1968 quando la
fantasia e l'estro di un nostro compaesano purtroppo scomparso, Fulvio
Evangelista (detto il Maresciallo), prese spunto appunto dalla storia monteranese
per mettere in piedi, insieme alla Pro Loco di allora, una manifestazione
che rievocasse
quelle antiche feste.
Descrivere
il Palio delle Contrade non è sicuramente cosa facile,
ma non perché non
si capirebbe il significato e il funzionamento, ma perché questo Palio,
così come tanti altri, va visto e vissuto con l'intensità l'emozione
e il coinvolgimento del momento che si può comprendere solo guardandolo
in prima persona, perché vivere il Palio è poter assisterete
a qualcosa di unico in Italia per la sua particolarità e per come ci
si possa far coinvolgere dal pathos delle gare.
 La festa inizia con la lettura del Bando
del Palio e con il Corteo
storico composto da circa 200 figuranti (dame e cavalieri in rappresentanza
delle sei Contrade) che
sfilano indossando preziosi abiti del periodo alto medievale, realizzati
dalle mani esperte delle sarte del Paese, e con al seguito i vari gruppi
di sbandieratori, tamburini, soldati a cavallo, musici e altri personaggi
che
ravvivano la lunga sfilata.
Ognuna
delle sei Contrade mette in campo una squadra,
formata da 4 corridori + uno di riserva, che dovrà correre, disputando
batterie ad eliminazione diretta, sui 135 metri del corso di Canale,
portando in
spalla
la Barella col Bigonzo (tipico attrezzo con recipiente in
legno
utilizzato in tempi passati per la vendemmia) di un peso minimo
di 45 Kg. Quindi i 4 corridori, che in un certo senso sono legati tra
loro (avendo ognuno in spalla un braccio della barella), dovranno restare
vicinissimi cercando il più possibile la coordinazione
e il passo giusto per evitare qualsiasi contatto che potrebbe essere causa di
cadute.
Cosa
si vedrà assistendo al Palio forse lo si può immaginare.
Magari quelli un po' più scettici
penseranno al solito corteo storico che si vede oramai in molti
paesi o città, alle solite
dame e cavalieri, ai soliti tamburini, ai soliti sbandieratori e a tutti
gli altri figuranti che popolano questi cortei. Questo può essere vero
ma solo in parte perché ogni corteo di questo genere ha le sue particolarità,
le sue sfumature e i tanti momenti che si possono scoprire e apprezzare
soltanto vivendolo. Ma quello che seguirà
il Corteo sarà un evento del tutto particolare, che farà entusiasmare
e restare col fiato sospeso: la Corsa del Bigonzo, quattro
ragazzi per Contrada che corrono per contendersi la vittoria
e quindi il Palio. Ragazzi che devono fare affidamento solo sulle loro
forze, fisiche e psicologiche. In questa gara c'è la volontà,
il sacrificio e la fatica di giorni e giorni di allenamento, lo sforzo
fisico di questi atleti che, soli con se stessi, mettono
in moto una sorta
di macchina umana che li deve portare all'arrivo volando per i 135 metri
del percorso.
Vivere
il Palio è vedere una gara tra uomini che, per vincere, chiederanno
il massimo alle proprie forze, alle proprie possibilità e sia alla
partenza, sia durante la corsa, sia dopo l'arrivo di ogni batteria,
si potrà vedere sui loro volti la vera espressione di questa gara, l'immagine
della fatica e dello stress psicologico che li avvolge e che riusciranno
a scaricare solo dopo l'arrivo.
Emozioni, sensazioni e paure che solo chi ha partecipato, anche per una
sola volta, può raccontare, può sapere
cosa si prova in quei momenti, come ti senti prima, durante e dopo la
corsa: la tensione della partenza con le gambe che tremano e la paura
di non riuscire
nemmeno a partire, lo sforzo della corsa che sembra non
finisca mai, e all'arrivo l'amarezza e la delusione dopo una sconfitta
o meglio l'entusiasmo e la gioia dopo una vittoria, ma
soprattutto l'esaltazione e la felicità di un'intera Contrada
dopo la conquista del Palio.
E' soprattutto per questo che il Palio bisogna viverlo e magari, come
non contradaiolo, affezionarsi a un emblema, ai colori, a una squadra,
al calore che trasmette una Contrada, per diventare simpatizzante
e, nel caso, festeggiare tutti insieme la vittoria finale ed entrare
nel mondo
della Contrada che non si limita solo al Palio ma che vive tutto
l'anno con tante altre manifestazioni.
Ed è anche per questo che vi aspettiamo, ogni
anno a fine Agosto, a Canale Monterano per vivere
insieme il Palio delle Contrade.
| Le Contrade: colori,
vessilli e Rioni |
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Carraiola
colori: verde e nero
vessillo: leone rampante
Rioni: Bonivento, Giglio, Linfadoro.
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Casenove
colori: bianco e azzurro
vessillo: maniero
Rioni: Ghetto, Fornaci, Marioni.
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Castagno
colori: giallo e rosso
vessillo: castagno
Rioni: I Bravi, Monte Cavallo, Monte della Rosetta. |
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Centro
colori: rosso e nero
vessillo: aquila
Rioni: Lavatore, Piazza, I Forni. |
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Montevirginio
colori: bianco e rosso
vessillo: orso
Rioni: La Piana, Piazza dell'Oca, I Casali. |
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Stigliano
colori: rosso e verde
vessillo: fontana
Rioni: Prati Lunghi, Madonnella, Ponte del Diavolo. |

della Corsa del Bigonzo |
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